lunedì 3 ottobre 2016

Corso di Reiki Primo Livello presso Centro Yoga Zenith Genova

Corsi di Reiki metodo Usui

Quante volte ci capita di portare le mani su un punto che ci fa male?
Un gesto istintivo a cui il Reiki dà un nuovo significato,
restituendoci la possibilità di curarci che abbiamo perduto.

Corso di Primo Livello (Principianti)
Sabato 15/10 h. 20 – 24
Domenica 16/10 h. 9.30 – 19.30
Scambio trattamento aperto a tutti
Venerdì 14/10 h. 20.30

presso Centro Studi Yoga Zenith
Corso Torino 38/2 Genova

sabato 3 gennaio 2009

Shiatsu: La sapienza nelle mani

Toccare nell'ascolto
Ogni tensione o altro elemento di disturbo, si ripercuote nel nostro corpomentespirito, come rottura di equilibrio interno. A livello organico potremmo avvertire rigidità o contrazione muscolare e talvolta dolore. A livello psichico, potrebbe risentirne la qualità del sonno, l’umore, l’emotività, le relazioni. Per quanto riguarda “Lo Spirito”, potremmo sentirci scollegati. Che fare se ci dovessimo trovare in una di queste situazioni? Naturalmente ciascuno di noi cerca di aiutarsi come può e in base al proprio sentire e conoscenze. Spesso, la maggior parte delle persone ricorre alle pillole, “magiche” ma se il “magico” è momentaneo, dove altro cercare per essere alleviati dai disturbi o malesseri. 
Bè, da qualche parte hanno sentito parlare dello “shiatsu”, che sarà mai questo shiatsu. Si è sentito dire che faccia bene, ma a cosa? Se le persone sono fortunate, nell’incontrare un professionista serio, faranno sicuramente un’esperienza importante. Sperimenteranno quanto sia efficace una tecnica energetica per il riequilibrio e l’armonizzazione del proprio” corpomentespirito” poiché, ogni buon trattamento, sempre procura un cambiamento, avvertito dal ricevente come rilassamento, leggerezza. 
Arrivano con indolenzimenti vari, ma spesso a fine seduta si accorgono che il dolore è sparito. Che magia quando questo accade! Dallo sguardo cogli lo stupore, ti fanno sentire un mago! Ma con i piedi ben piantati a terra “si spiega: è la tecnica che funziona, sono i punti di agopuntura che rispondono alla stimolazione, è la moxa che agisce con il suo calore, sono i meridiani che si riequilibrano, sono il sangue e il Qi insieme a circolare con ritrovata fluidità, è la “vita” che si riarmonizza. 
Si, toccare una persona, ascoltandola nella sua interezza, è toccare la vita della persona stessa. Delle volte percepisci di più, altre volte un pò meno, dipende da quanto siamo sintonizzati e non distratti in ogni trattamento, ma le informazioni sono li, sotto le nostre mani. Chi ha esperienza di tecniche energetiche di contatto, sa bene come le mani si muovano con sapienza e diventa naturale modulare le pressioni, il tocco, il movimento, il ritmo, a seconda delle informazioni che arrivano, è un’alchimia! 
E che dire della memoria nelle mani? Non vi stupite se parlo di memoria, Poiché, sperimento questa memoria continuamente. Mi è capitato di rivedere dopo un’anno la persona, che avevo trattato l’anno precedente soltanto una o due volte, faticavo a ricordarmene, ma come poggiavo le mani sul suo corpo immediatamente rammentavo tutto, i problemi fisici, il ginocchio con un problema, la cervicale. Usando il linguaggio informatico, nelle mani la ram memorizza le informazioni. Non so a livello razionale dare una spiegazione, ma vi assicuro che è sempre così. 
La grandezza della tecnica Shiatsu, sta nel fatto, che noi operatori con l’esperienza, ci sensibilizziamo sempre di più e cresciamo nel percepire. Che vuol dire questo? Significa, che per noi non diventa mai routine di lavoro, l’applicazione della tecnica. Ogni trattamento è unico e irripetibile. E’ stare lì, toccando e percependo ciò che arriva in ogni seduta. Le informazioni possono essere percepite a vari livelli, fisico, emozionale, ecc.
Per chi riceve i trattamenti, invece, cambia la percezione di se stessi nel tempo. Mi spiego meglio. Mi è capitato di trattare persone anziane, di 80 anni circa, tra l’altro con problemi di deambulazione. E’ stata un’esperienza molto interessante! Inizialmente toccare loro un piede, o toccare una zona sensibile come l’addome, non ne avvertivano la differenza, tutto uguale.
A poco, a poco ho visto modificarsi completamente questa sorta di insensibilità percettiva. Stimolare la loro sensibilità nel percepirsi, ho verificato, procurava un miglioramento sia a livello fisico, camminavano meglio, i movimenti più fluidi, maggiore stabilità, sia a livello psichico. Con miglioramento della vita di socializzazione e relazione in generale. Probabilmente, percependosi di più potevano valutare meglio le loro possibilità e quindi recuperavano il desiderio di uscire e comunicare. Il primo effetto che si ottiene ricevendo shiatsu è il “rilassamento” Indistintamente tutti, sperimentano questo rilassamento profondo, chi più velocemente chi meno ma tutti vi arrivano. La sensazione di rilassamento procurata dallo shiatsu a mio avviso è particolare e speciale rispetto anche ad altre tecniche da me conosciute e applicate. Una volta un cliente mi disse una cosa che mi colpì molto e mi permise di riflettere! Mi disse che lo shiatsu per lui, era un lavoro che andava dentro il corpo, che il semplice massaggio invece, era bello, piacevole da morire, ma rimaneva sul corpo.

Fonte: Solaris

domenica 12 ottobre 2008

Il Pranayama secondo gli Yoga Sutra

L'importanza del respiro secondo il testo più importante dello Yoga, scritto dal saggio Patanjali, e alla luce dle commento di B.K.S. Iyengar, uno dei più grandi maestri di Yoga viventi.
Patanjali descrive il Pranayama nei sutra 49-53 del secondo Pada. Pranayama è il quarto degli otto petali dello Yoga. Si parla spesso di otto petali e non di otto livelli appunto perché non esiste una consequenzialità tra gli otto aspetti dell’Ashtanga yoga. Questo principio generale trova una deroga, tuttavia, nel rapporto fra asana e pranayama: solo per questi due Patanjali dice chiaramente che Pranayama viene dopo che Asana è stato perfezionato (II, 49).
Il Sadhaka, dunque, non potrà padroneggiare le tecniche del pranayama se prima non avrà preparato bene il corpo. Nell’allegoria dell’albero dello Yoga di Iyengar il pranayama è paragonato alle foglie perché, proprio come fanno le foglie degli alberi, esso dà ossigeno ad ogni singola cellula del nostro corpo. Pranayama non consiste solo in “controllo del respiro”. “Prana” è il respiro vitale che permea la Natura, costituendone l’energia fondamentale. Nell’uomo Prana è connesso con citta, la coscienza: quando il respiro è calmo il prana è calmo e quindi anche citta è calmo. Il prana ha come veicolo non annamaya kosa, il corpo fisico, ma pranamaya kosa, uno strato più sottile dove il prana scorre “irrorando” ogni organo del corpo fisico e prendendo di volta in volta nomi diversi.
Etimologicamente oltre a Prana il termine contiene la parola “ayama”, che significa estensione, creazione, mantenimento, ma anche controllo. Il pranayama, dunque, è il controllo, semmai, di questo prana, di cui il respiro è solo una manifestazione. Il pranayama agisce come ridistribuzione dell’energia attraverso il corpo ed il sistema nervoso dopo che il lavoro delle asana ha permesso all’energia di vincere i blocchi e di circolare liberamente.
Il meccanismo del pranayama viene paragonato da Iyengar nel suo commento agli Yoga Sutra di Patanjali alla produzione dell’energia elettrica nel seguente modo: costruendo un bacino idrico si fa in modo che l’acqua cada nelle turbine che, ruotando ad alta velocità, producono energia. Grazie a dei trasformatori che regolano il voltaggio il potere dell’elettricità prodotta viene aumentata o diminuita. Il prana in questo esempio può essere paragonato all’acqua che cade nelle turbine, la zona toracica al campo magnetico che le circonda. Con il pranayama i fusi muscolari lavorano come le turbine di una centrale elettrica; l’energia viene inviata ad ogni piccola parte dei polmoni per generare maggiore energia. I chakra sono per il nostro corpo quello che i trasformatori sono nella centrale: l’energia generata nel torace viene accresciuta o diminuita dai chakra e distribuita all’intero corpo attraverso i canali del sistema circolatorio e del sistema nervoso.
Il pranayama, dunque, è un modo per fare pieno uso della nostra energia vitale e per accrescerla. Nel sutra II, 50 Patanjali entra più nel dettaglio spiegandoci i tre movimenti del pranayama: inspirazione (puraka), espirazione (rechaka) e sospensione (o ritenzione, kumbhaka). Quest’ultima può essere a polmoni pieni, parliamo allora di antara kumbhaka, o a polmoni vuoti bahya kumbhaka (kumbha vuol dire “brocca” che può essere riempita o svuotata completamente di acqua).
Esiste anche un quarto tipo di movimento che va oltre i precedenti tre e si ha quando il movimento del respiro funziona senza la volontà o la sforzo della persona (II,51). E’ uno stato simile al kevala kumbhaka di cui parlano anche altri testi; è un nirbija pranayama (senza seme) che si contrappone al precedente tipo, sabija pranayama, poiché trascende i movimenti di regolazione del respiro (prana vritti), fondati su espirazione (bahya vritti) inspirazione (antara vritti) e sospensione (stambha vritti).
Nella pratica delle Asana Iyengar consiglia di usare molto l’espirazione, per lo meno finché si è principianti, paragonandola ad una sorta di lassativo per le cellule del corpo che così vedono allontanarsi la tensione. Su un piano filosofico attraverso l’inspirazione l’ “io” viene in contatto con la superficie, toccando la pelle che è il confine estremo di annamaya kosa, mentre con l’espirazione l’esterno (il corpo, per l’appunto, le cellule) si muove verso l’interno. Questo processo di continua evoluzione-involuzione rappresenta anche le due vie diverse per arrivare a Dio: nell’inspirazione (pravritti marga) sperimentiamo la creazione, nell’espirazione (nivritti marga) la rinuncia. Lo yogi deve raggiungere l’equilibrio tra queste due vie.
Anche il kumbhaka ha una dimensione filosofica importante. In esso lo yogi deve raggiungere l’equilibrio tra abhyasa, la pratica, e vairagya, la rinuncia. L’obiettivo della ritenzione è mantenere l’ “io” innalzato, senza farlo sprofondare, allorquando la ritenzione diventa solo un fenomeno prettamente fisico. Sempre riguardo al Pranayama Patanjali ci dice che esso rimuove il velo che ricopre la luce della conoscenza (II, 52) e che attraverso di esso la mente diventa adatta alla concentrazione (dharana; II, 53). Questo avviene perché tramite il pranayama lo yogi riesce ad ottenere immagini mentali precise e non offuscate e la capacità di formare immagini mentali vivide è necessaria per praticare dharana.
La durata della vita degli yogi è determinata dal numero dei respiri: con una respirazione lunga, lenta e profonda il sistema respiratorio si rafforza ed il sistema nervoso si calma. Allo stesso tempo il desiderio si attenua e così la mente si libera e diventa un mezzo adatto alla concentrazione. Essendo il pranayama legato al nostro soffio vitale esso deve essere praticato con molta cautela e sotto la guida di un insegnante esperto. 

Fonti:
B.K.S. Iyengar - “Gli antichi insegnamenti dello Yoga” - Edizioni Futura
B.K.S. Iyengar - “L’albero dello Yoga” – Ubaldini Editore

I.K. Taimni - “La scienza dello Yoga” – Ubaldini Editore

Articolo tratto da Solaris

domenica 17 febbraio 2008

Effetto placebo e nocebo

Un articolo molto interessante tratto da Disinformazione.it

Effetto placebo e nocebo
Marcello Pamio - tratto dalla dispensa "Pensiero che cura"

Il termine ‘Placebo’ è il futuro del verbo latino ‘placere’, e significa letteralmente ‘piacerò’. Si tratta di una sostanza inerte, priva di qualsiasi principio attivo terapeutico, o di un provvedimento non farmacologico (consiglio, conforto, atto chirurgico non invasivo, ecc.) che provoca un effetto positivo su un sintomo o addirittura su una malattia.
Studi in ‘cieco’ (dove il paziente non sa cosa sta prendendo) hanno dimostrato in patologie con una rilevante componente psicosomatica (come emicrania, insonnia, ecc.) un effetto placebo fino all’80%. Studi in ‘doppio cieco’ (sia il paziente che il medico che somministra non sono a conoscenza) hanno dimostrato che raddoppiando la dose di placebo si ottengono risultati terapeutici migliori di quelli con dose normale.

Questo incredibile fenomeno, che non è psicologico, è conosciuto da moltissimo tempo, ma oggi si ritiene che fino al 60% dei progressi ottenuti con un trattamento (qualsiasi esso sia) possano essere dovuti a una risposta placebo!
Il biologo molecolare Bruce Lipton, autore del best seller “ La Biologia delle credenze: come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula” chiama l’effetto placebo, ’effetto credenza’ per sottolineare come le nostre percezioni, vere o false che siano, hanno lo stesso impatto sul nostro comportamento e sul nostro corpo. Egli è totalmente a favore dell’effetto credenza (placebo) perché costituisce una prova sorprendente della capacità di autoguarigione dell’essere umano....leggi tutto

martedì 29 maggio 2007

Guarigione? Il parere di un medico

Interessante capitolo tratto dal libro “Effetto Prana – Concetti ed esperienze mediche in pranoterapia” (Ediz. Xenia) del compianto dott. Luigi Lapi, neuropsichiatra e pranoterapeuta, che affronta l’argomento “guarigione” (pag.188). Ne traggo alcuni spunti:

“Ascoltando le confessioni, le dichiarazioni, e più spesso le fanfaronate dei vari terapeuti, si ha un quadro molto incerto circa l’efficacia delle varie tecniche pranoterapiche, ed è per questo che inserirò sotto ogni capitolo uno schema per indicare quante sono le sedute necessarie, le percentuali di miglioramento e, dulcis in fundo, la percentuale degli insuccessi.
Perché, ovviamente, chi viene a raccontarci di avere percentuali di Guarigione (con la lettera maiuscola) nel 100% dei casi, o è un paranoico o un millantatore.
Questa sorta di statistica (molto approssimativa) è appunto desunta dalle dichiarazioni dei terapeuti e dalla mia personale esperienza.
Ne consegue che queste percentuali sono semplicemente indicative e il loro fondamento poggia sull’esperienza di pochi, in quanto molte confessioni e molte fanfaronate sono state escluse per non cascare nell’assurdo e nel ridicolo….
Guarigione: sì, certo, ci sono anche le guarigioni! Non sono molte, ma ci sono. Per guarigione deve intendersi una restituito ad integrum vera e perdurante nel tempo almeno un anno (e un anno è lungo!). Cioè il malato deve poter riprendere in pieno la sua attività senza che emergano disturbi, e con la scomparsa (accertata) della lesione provocata dalla malattia. Considerando le cose sotto questo punto di vista, le <> non superano molto il 10%. Ma questo dieci per cento riguarda tutte le malattie curate, e quindi si dilata sulle diagnosi semplici e si restringe sulle diagnosi difficili, e, tenendo presente che noi siamo l’ultima spiaggia (pochi sono i casi semplici e facili) il fatidico 10% è raggiunto con molta fatica.
Guarigione clinica: abbiamo già accennato alla differenza tra queste due "guarigioni" e la evidenzieremo ancora di più prospettando una percentuale che va dal 25 al 35%. La guarigione clinica per essere tale deve comportare la scomparsa dei sintomi di malattia per una durata di almeno sei mesi.
Risultato ottimo: si avvicina alla guarigione clinica, però con minore durata o con la persistenza di qualche sintomo non troppo fastidioso per il malato. Qui le percentuali possono variare molto da malattia a malattia, passando da un 20 ad un 50 %. Se ci mettiamo a fare la somma delle percentuali, suddividendole tra i grandi risultati e i minimi, ci troviamo già al 45% nel peggiore dei casi, e addirittura al 95% nel migliore dei casi. Io direi che un bravo pranoterapeuta potrebbe considerarsi appagato semplicemente raggiungendo <>. Diciamo che il risultato ottimo può estendere i suoi effetti anche per parecchi mesi, e lasciare il paziente abbastanza libero da disturbi importanti.
Risultati buoni: si può dire che questo è risultato più comune, che si protrae per 3-6 mesi con una netta diminuzione della sintomatologia, per cui il paziente può dirsi soddisfatto. D’altra parte è opportuno ricordare che la maggior parte delle malattie che giungono al pranoterapeuta hanno un decorso cronico con un peggioramento spesso discontinuo, intervallato da periodi di miglioramento immotivati e talvolta con scomparsa della sintomatologia. Questo va ricordato, altrimenti si corre il rischio di prendere per guarigione una normale "sosta" del processo morboso.
Risultati discreti: la sintomatologia morbosa si attenua in misura discreta per periodi di tempo in genere non molto lunghi, ma con soddisfazione del paziente, il quale riconosce l’utilità dell’intervento terapeutico, il che è di per sé già una vittoria del terapeuta….una folta schiera di pazienti rientra in questo gruppo composto, in gran parte, da soggetti affetti da forme croniche che non possono conseguire una guarigione clinica, ma che riescono a mantenere entro limiti tollerabili i loro disturbi…la percentuale oscilla tra il 60 e l’85%,
Risultati scadenti: con modesta diminuzione della sintomatologia e frequenti ricadute…le statistiche generali incidono per un 10%.
Risultati nulli: qui il problema è sempre complicato, perché questi insuccessi si verificano anche in malattie che normalmente conseguono miglioramenti netti. E allora perché? Questa domanda assilla la mente dei <> ricercatori (che sono pochi, incredibilmente pochi!), di quelli cioè che vorrebbero capire non solo questa apparente assurdità, ma anche tutti i problemi ad essa connessi…..Inoltre si osserva abbastanza frequentemente che laddove un terapeuta ha fallito, spesso un altro riesce! Sembra pertanto più esatto pensare che il "difetto" esista soltanto a livello di "interazione" tra i due soggetti, il terapeuta ed il terapeutizzato....."

La cura pranica

LA CURA PRANICA
(Articolo tratto da http://www.solaris.it/)

Concetto fondamentale della moderna pranologia è che tutti gli organismi viventi, e primo fra questi l'uomo, per essere vivi e star bene debbono essere pervasi in maniera ottimale da quella "energia" non quantificabile e non qualificabile, nota da tempo immemorabile come energia pranica e più recentemente come bioenergia o energia vitale
Essa è presente in ogni cosa ed in tutti i corpi, a qualunque regno appartengano, minerale, vegetale, o umano. Compenetra tutto, stando in ogni atomo, in qualsiasi elemento. Pur non essendo materia è tuttavia presente in ogni forma di materia; non è aria, ma si manifesta nell'aria ; non è acqua, ma la troviamo nell'acqua ; è nel calore del sole ma non è nessuna delle sue onde luminose. Laddove non fluisce non vi è vita.....continua

Esperimento

Come percepire questa energia?
C'è un esercizio molto semplice ed altrettanto efficace per muovere i primi passi, proposto in tutti i corsi di formazione per biopranoterapeuti; questa è la versione di Dolores Krieger ne "Il contatto terapeutico", ediz. Mediterranee:
"Test n. 1 del tocco terapeutico sull'autoconoscenza: Non vi fermate alla vostra pelle.
La prima conoscenza empirica che vorrei condividere con voi è che voi potete essere coscientemente consapevoli di un flusso di energia che si trova nello spazio "vuoto" oltre il limite della pelle delle vostre mani. E' molto utile catturare le prime esperienze mentre accadono....continua

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